Speciale Salone 2014

01 April 2014 Monica Castiglioni "Shades of Felt" invitation
01 April 2014 Monica Castiglioni "Shades of Felt" Benazir Iskender's Italian presentation

Monica Castiglioni per Tumar

Cosa accadrebbe se Monica Castiglioni, sempre intenta a creare dei nuovi gioielli nel suo atelier di via Pastrengo, vedesse una borsa zeppa di feltro? Non mi sono posta il problema lo scorso autunno mentre andavo da lei, mi sarei accontentata solo di farle vedere un pezzo della cultura tradizionale del mio paese: il Kirghizistan. Portavo con me degli oggetti in feltro forniti da Tumar, azienda da anni impegnata con successo nella conservazione e nello sviluppo delle arti applicate in Asia Centrale. Il feltro è un materiale tessile molto antico, legato alla cultura nomade e ai suoi principali oggetti: la casa yurta, l’abbigliamento, i cappelli, le borse, i tappeti.
Vedere l’interesse per il feltro negli occhi di Monica fa capire qualcosa in piu’ della sua arte. Il suo lavoro si basa esclusivamente sulla ricerca e sulle sperimentazioni dei materiali, delle tecniche e delle forme nuove. Cosi’ è nato il progetto, in modo spontaneo, immediato, senza trattative o contratti preliminari.

La conversazione è scivolata via velocemente. Si e’ discusso delle tecniche di produzione e lavorazione del feltro, della proprietà del materiale, delle sue caratteristiche, della sua storia. Dopo un po’ Monica ha preso un blocco per appunti e il lavoro è iniziato, ancora adesso stento a credere che sia accaduto realmente. Eppure stava prendendo forma un progetto su cui pesavano da subito due incognite: lavorare con me, una debuttante nel campo del design e collaborare con Tumar, azienda poco conosciuta al mercato europeo ma con una mentalita’ aperta alle sperimentazioni. La tranquillita’ di Monica ha sciolto tutti i dubbi e ha reso possibile la realizzazione di questa avventurosa collaborazione.

Il primo giorno sono nate tantissime idee, molte di piu’ nei giorni e nei mesi successivi perche’ l’incontro tra Monica e Tumar ha avviato per entrambi una fase creativa completamente nuova. E’ stato istruttivo per me vedere il modo in cui un’idea prende forma sui suoi fogli, la sua mano e’ decisa, e’ la mano sicura dell’artigiana che sa tramutare in linee quello che ha in mente. Si potrebbe chiamare impulsività artistica o forse intuito professionale, certamente l’esperienza di chi conosce bene il proprio mestiere.

Se il progetto avesse un motto sarebbe: Mai buttare via niente! Nel corso dei mesi, fino alla primavera 2014, in cui ho avuto la possibilita’ di frequentare l’atelier, non è stato buttato via un solo disegno, prototipo o modello di prova. Monica ha chiesto di conservare anche quegli oggetti che Tumar considerava da migliorare tecnicamente, in quanto proprio dagli errori di produzione si puo’ cogliere la vera bellezza dell’artigianato. O meglio non sono mai stati considerati errori ma incarnazione dell’essenza dell’artigianalità attraverso l’interpretazione che il lontano maestro di feltro del Kirghizistan ha attribuito alle idee di Monica, facendo leva sul prisma della sua conoscenza del feltro e della sua capacita’ nella lavorazione.

Monica non si è mai posizionata a capo del progetto, pur essendo l’anima e l’ideatrice artistica, ha accolto il ruolo dell’artigiano rispettando la sua esperienza e la sua conoscenza ereditata da generazioni. Gia’ dai primi modelli di prova e’ stato evidente l’entusiasmo da parte dei maestri kirghizi desiderosi di creare qualcosa di nuovo, di sperimentare e collaborare con un’artista proveniente da una cultura completamente diversa.

Il materiale di Monica è il bronzo, colato sulla base dei modelli di cera. Il materiale principale di Tumar è la pura lana di pecora che viene follata con le mani utilizzando l’acqua e sapone per creare il feltro. Così alla fine del progetto le dure e solide forme dei gioielli di bronzo si sono unite alle morbide e leggere fibre di lana. La cosa più preziosa scaturita da questo progetto è la profonda comprensione reciproca che si e’ stabilita tra le due culture artigianali lontane ma nello stesso tempo simili. Nonostante la distanza e l'impossibilità di lavorare fianco a fianco, nonostante le differenti lingue e quindi l'incapacità di comunicare su dettagli tecnici molto specifici, Monica e Tumar hanno trovato nell’arte il linguaggio comune.

La libertà per il processo creativo fortemente voluta da Monica, l’imprevedibilità della forma finale, l’attenzione al materiale, la spontaneità della creazione, hanno elevato il feltro al ruolo di reale protagonista del progetto. Pur essendo stata io il tramite tra due mondi artigianali il progetto e’ stato guidato dalle illuminazioni di Monica alla quale vanno i miei ringraziamenti per aver reso possibile questa esperienza di grande arricchimento per me e per Tumar.

Benazir Iskender

01 April 2014 Monica Castiglioni "Shades of Felt" Benazir Iskender's English presentation

Monica Castiglioni for Tumar

Just think about what might happen if the jewellery designer Monica Castglioni, always busy creatng new pieces in her workshop on Via Pastrengo, sees a satchel filled with felt.

This was the last thing in my mind last autumn while I was on my way to her place. Just being able to show her a piece of the typical culture of my country, Kirghizistan, made me happy. I had with me a number of pieces by Tumar, a company that since many years has been successfully focusing on preserving and developing applied arts in Central Asia.

Felt is an ancient textle material closely connected to the nomadic cultures and widely used by the nomads to make their yurta homes, clothing, hats, bags and carpets.

Seeing Monica’s eyes light up aKer she saw my objects made me get a beLer understanding of what art meant to her. Her work is solely based on research and experimentaton with materials, techniques and new shapes. Our project came along easily and was the natural outcome from our meetng with no dealings or contracts in between.

Both relaxed and at ease, we talked about manufacturing techniques and felt processing, its features and history. AKer a while, Monica got a notepad and started to jot a few notes down. We had actually began working together, I could not believe it, and even now it is stll hard for me to believe it happened.

A project was being shaped, although with two queston marks: working with me – a debutante designer – and work with Tumar, a company which was not popular on the European market and yet wide open to experimentng. Monica’s relaxed aUtude helped me get rid of all doubts and helped this adventure occur.

Many ideas cropped up since day one and during the days and months that followed ideas multplied since Monica and Tumar together triggered a brand new creatve phase for both.

For me, it was wonderful watching Monica’s ideas take shape on a piece of paper: her hand is firm, the hand of an artsan who knows how to turn what she has in mind into lines. This might be called artstc spree or a skill for craKing, and this surely proves the experience of someone who is very knowledgeable about her trade.

If this project had a moLo, it would be: Never throw anything away!

For months, untl spring 2014, I had the chance of visitng her workshop oKen: well, nothing has ever been thrown away, not a single drawing, prototype or test model. Monica asked Tumar to keep those pieces that needed technical improvements, since from one’s own manufacturing mistakes one can actually understand the true beauty of craKmaship. Calling them mistakes is misleading, rather in these tests one finds the core of craKsmanship through the interpretaton of Monica’s ideas given by a Master of Felt working in far Kirghizistan resortng to his know-how and knowledge on felt and its process.

Monica has never taken the role of Project Leader although she is the very core and artstc creator of it. She truly embraced the role of the craKsman with respect for his experience and knowledge from generatons ahead.

Since the very beginning when the first few items were tested, the Masters from Kirghizistan showed their excitement to create new objects, experimentng and working together with an artst from a completely different background.

Monica’s material is cast in bronze from wax models. Tumar’s staple material is pure sheep-wool pressed by hand with water and soap to create felt.

At the end of this project, the hard and sturdy shapes of her bronze jewels mingled into the soK and light wool fibers.

The most precious outcome from this project is a deep mutual understanding between two craKsmanship cultures that although far are close to one another. Being so far away, not being able to work side by side, not being able to speak to each other because of a language barrier and yet having to be very specific on technicalites, did not prevent Monica and Tumar to find a common language through art.

A free creatve process that Monica purported and the unexpected final outcome of the pieces, the utmost care for the material, the freshness of their creatons made felt become the heart of it all./p>

Although I have been the bridge between two craKsmanship cultures, this project was guided by Monica’s insights. That is why I wish to thank her most wholeheartedly for having made this greatly enriching experience possible to myself and Tumar.

Benazir Iskender